La lastra litografica è il supporto utilizzato nella stampa offset, motivo per cui è anche detta lastra offset.

Di base, la tecnica di stampa offset è simile a quella della litografia, ma mentre nella stampa litografica il foglio viene a contatto direttamente con la lastra di alluminio, durante il processo della stampa offset vengono utilizzati tre cilindri a contatto tra loro.

Parliamo quindi di stampa indiretta: la stampa non avviene trasferendo direttamente l’inchiostro dalla lastra (o matrice) al supporto, ma l’inchiostro viene viene trasferito dalla lastra al caucciù e da quest’ultimo alla carta.

Lastre offset e rulli: la coppia vincente


Vediamo il procedimento nel dettaglio:

  • il primo cilindro, che porta la lastra avvolta, viene bagnato da rulli umidificatori e inchiostratori;
  • il secondo rullo, su cui è presente il caucciù, viene messo in contatto con il primo, riceve la stampa che successivamente riporta sul foglio, grazie alla pressione esercitata dal terzo rullo.

Si tratta di un processo che permette di ottenere stampati di altissima qualità con una definizione dei colori eccezionale e richiede la presenza di uno stampatore che conosca accuratamente la tecnica di stampa, i macchinari con cui lavora e che applichi la massima precisione allo svolgimento dei vari passaggi.

Questo perché si tratta di una tecnica piuttosto costosa e il minimo errore comporterebbe importanti perdite per l’azienda.

Come viene creata una lastra?


La lastra è la parte della stampante che contiene l’inchiostro e quella per le macchine offset è solitamente di alluminio, materiale adottato negli anni al posto dello zinco, con un lato della lastra ricoperto da un materiale fotosensibile a base polimerica.

Nei sistemi più moderni potremmo, però, trovarla in plastica, ricoperta su un lato da composti fotosensibili, responsabili di generare i grafismi.

Su ogni macchinario saranno montate tante lastre, quanti saranno i colori che si andranno a stampare, quindi una sola lastra in monocromia, quattro in quadricromia ecc.

Nel processo di formatura, ossia quell’insieme di operazioni che portano alla realizzazione di forme da stampa, si susseguono diverse fasi:

  • Montaggio: comprende la realizzazione della pellicola che servirà per esporre la lastra. I testi e le immagini, già impressi su delle pellicole, vengono ritagliati e incollati sul cosiddetto astralon, una pellicola trasparente in poliestere che verrà successivamente fissato alla lastra da formare.
  • Copia eliografica: si tratta della riproduzione su carta della pellicola montata e serve a verificare la posizione dei grafismi che comporranno il foglio stampato.
  • Esposizione: l’insieme pellicola-lastra viene esposto nel bromografo (strumento utilizzato per la fotoincisione) per impressionare la lastra sensibilizzata in precedenza.
  • Sviluppo: dopo aver rimosso la forma dal bromografo, dai contrografismi vengono rimosse le sostanze polimeriche, in modo da scoprire la superficie di alluminio e rendere la lastra ricettiva nei confronti dell’acqua di bagnature.
  • Termoindurimento: le resine rimaste in corrispondenza dei grafismi vengono stabilizzate attraverso l’esposizione per alcuni minuti a una temperatura di circa 200-240°. Questa operazione renderà i grafismi più resistenti all’usura meccanica e aumenterà la durata della lastra durante la stampa.
  • Gommatura: questa fase ha lo scopo di proteggere l’alluminio da ogni possibile agente chimico ed atmosferico, che creando incrostazioni e depositi genererebbero difetti di stampa.

Lastre e tecnologia: le nuove formature


Quella precedente descritta è la formatura tradizionale, ma dall’avvento delle nuove tecnologie, sono state impiegate nuove formature:

  • Computer to Film (CtF): vengono utilizzati dei sistemi di desktop publishing. In questo modo il montaggio della pellicola viene realizzato al computer, saltando tutte le fasi manuali. Le operazioni successive di esposizione e sviluppo della lastra sono simili alla formatura tradizionale.
  • Computer to Plate (CtP): dispositivo in grado di incidere le lastre tramite raggi laser o UV direttamente da un file, senza utilizzare la pellicola. Il supporto della lastra può essere in poliestere o in metallo. Quest’ultima tecnica è stata introdotta verso la fine degli anni ’90, quando ci si rese conto di tutti i limiti della creazione di lastre con metodi chimici. Le macchine CtP possono essere definite ad alto rendimento e hanno permesso un notevole abbassamento dei costi di produzione, tale che le lastre non vengono più conservate, ma diventano usa e getta.

Curiosità


  • Il nome “offset” deriva dal termine inglese offset, che significa “fuori contatto” ed è applicabile a tutte le tecniche di stampa indiretta: letraset, tamponografia e rotocalco-indiretta.

Per approfondire invece le tecniche e i macchinari per la stampa digitale, ti consiglio allora di leggere questo articolo o, se preferisci, di farci un colpo di telefono 😉

Articolo di ANGELA

Traduttrice per passione, dal 2015 madre di Costanza. Una creativa con la valigia in mano. Collezionista compulsiva di libri che non avrò mai il tempo di leggere. esposito_ngl@yahoo.it

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