Il tema di questo mese è per me particolarmente delicato e mi sta specificamente a cuore:

  • non solo perché il sig. Enzo Falcone è stato il titolare di mio padre per oltre 10 anni
  • non solo perché le arti grafiche è il mestiere della nostra famiglia da generazioni
  • non solo perché prima del 1860 Napoli conquistava il primato nel mondo della stampa con il numero più alto di tipografie d’Italia

ma soprattutto perché questa battaglia viene portata avanti da un uomo di quasi 90 anni, con la forza d’animo e la lucidità mentale di un ventenne e per questo non merita più di essere preso in giro dalle autorità locali napoletane.

Premessa


Sulla volontà di Enzo Falcone di istituire un museo della tipografia nel cuore di Napoli si sono decorati le labbra tanti giornali, lasciando comunque e solo Enzo nei cavilli della burocrazia italiana (o napoletana?).

Perché Napoli no?

Sì, perché il progetto di Enzo non ha nulla a che vedere con l’astrofisica: è qualcosa di concreto e realizzabile, come dimostra la fitta rete di musei della stampa e della carta dell’AIMSC (tra cui quello di Simone Quetti di cui abbiamo parlato qui).

Eppure, nonostante l’antico primato, come mai tutti questi musei sono concentrati soprattutto nel Nord Italia? Al Sud, infatti, ritroviamo solo il Museo della Stampa della Città di Lecce.

Cosa manca a Napoli, e al Meridione in generale, per non poter istituire un altrettanto luogo di cultura così impregnato di tradizione e conoscenza?

“Una storia, quella delle Arti Grafiche Falcone, che non merita altri ritardi”

Queste le parole della presidente della Commissione Cultura di Napoli Elena Coccia nel Marzo 2018, durante un confronto vis-à-vis con Enzo e a cui sono intervenuti, per l’Assessorato al Commercio e alle Attività Produttive, anche Ovidio Attanasio e Giovanni Piombino.

Secondo voi nel frattempo è successo qualcosa? OVVIAMENTE NO!

Chi è Enzo Falcone


Enzo Falcone è un signore, di quasi 90 anni, che fin da bambino è rimasto affascinato dal mestiere del suo papà, quello del tipografo, e per il quale ha deciso di dedicare la sua intera vita appena conseguiti gli studi liceali nel 1950.

La tipografia fondata dal suo papà nel 1922 spegnerà presto le 100 candeline e rappresenta per il quartiere di piazza Mercato una vera e propria istituzione, che ha dato la possibilità a tanti giovani (mio padre compreso) di imparare l’antico mestiere della stampa a caratteri mobili.

“Non ci si improvvisa grafici” è quello che sottolinea Enzo (e di cui parliamo anche noi in un nostro articolo). Imparare a comporre con i caratteri mobili è indispensabile per creare una grafica ed un’impaginazione corrette dal punto di vista tecnico.

Proprio per la sua lunga esperienza e vasta conoscenza Enzo ha tenuto anche dei corsi gratuiti presso la scuola orafa “La Bulla”, aperti a chiunque volesse approfondire o avvicinarsi a questo antico mestiere.

Il sogno di Enzo: aprire un museo della tipografia

Nel 2007, raggiunta una certa età, Enzo decide che è arrivato il tempo di ritirarsi, con il desiderio però di cedere la vecchia attività di famiglia a qualcuno che desideri portarla avanti con lo stesso amore con cui lui, e su padre prima di lui, avevano fatto.

Purtroppo la ricerca delle persone giuste si rivela fallimentare e, per non perdere i sacrifici di una vita, nella testa di Enzo si illumina una lampadina: istituire un museo della tipografia, che non sia però statico, ma che comprenda al suo interno anche una piccola bottega dove poter stampare alla maniera tipografica tradizionale e in cui poter tenere dei laboratori e seminari per ragazzi. Proprio come fa Quetti in Lombardia e i maestri tipografi a Lecce. Niente di più, niente di meno.

Enzo non è solo nella sua ambizione: al suo fianco troviamo Carmine Cervone (di cui ne parlo qui), anch’egli tipografo vecchio stampo.

2009: l'inizio della battaglia


Chissà se Enzo si aspettava di dover affrontare così tante difficoltà quando nel 2009 si decise a fare richiesta al Comune di Napoli per ottenere un locale che potesse essere adibito per il tanto desiderato museo.

Siccome, però, ci troviamo di fronte ad una persona squisitamente intelligente, la sua richiesta fu ben precisa: i civici 61 e 63 di Via Duca di San Donato, affinché si restasse dove la storia di “Falcone al Mercato” aveva avuto inizio, ovvero il civico 69 della medesima via.

Nel 2011, dopo ben due anni, viene finalmente firmato il Protocollo d’Intesa che dà il via libera al suo progetto, ma anche alla lunga trafila burocratica che ancora oggi non ha trovato fine.

L’incontro con il Sindaco De Magistris

Passano 5 lunghi anni dal famoso Protocollo d’Intesa, ma la situazione resta sempre la stessa: ferma.

Fino a quando, nel 2016, Enzo incontra il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che accoglie con grande entusiasmo (e meno male direi!) la richiesta di Enzo per l’apertura di un museo della tipografia, aggiungendo e sottolineando che il progetto si deve sì fare, ma a spese del Comune.

2017: il primo successo


Non ci speravamo più e invece nel 2017 Enzo finalmente può festeggiare un piccolo traguardo, ovvero la consegna delle chiavi dei tanto desiderati locali per i quali aveva fatto richiesta, ma ad una condizione (ovviamente!): donare i suoi macchinari e le sue stampe al Comune di Napoli, affinché possa beneficiare liberamente di una struttura pubblica.

Il problema però è questo: che tale donazione deve essere accettata dal Comune per poter progredire nell’iter burocratico. E voi ci credete che la delibera per accettare la donazione è stata rifiutata per ben 5 volte? Sì, avete capito bene. Ad oggi la donazione di Enzo non è stata ancora accettata, i locali sono senza corrente elettrica e le macchine ferme.

Le condizioni dei locali nel Maggio 2017

E l’oblio delle autorità

Macchine con un passato, con una storia, con una tradizione, che rischiano l’avaria a causa dell’umidità e della ruggine così come della stasi causata dalla lentezza burocratica del Comune di Napoli.

Tra queste citiamo:

  • FELIX Saroglia degli anni ’30
  • Tagliacarte Krause degli anni ’40
  • Pedalina Saroglia degli anni ’20

Senza dimenticare tutte le stampe che hanno segnato la storia delle arti grafiche napoletane e che Enzo custodisce gelosamente.

E oggi? Lo chiediamo al Sindaco


Negli ultimi tempi, l’Assessore alla Cultura e al Turismo, Eleonora De Majo, si sta sforzando di capire se il Comune possa effettivamente proporre una soluzione vera e concreta, come ad esempio una convenzione, che permetta ad Enzo, dopo più di 10 anni di lotte e trafile, di poter finalmente avviare il proprio progetto culturale.

Al momento però non ci sono novità.

Allora quello che io chiedo al Sindaco è questo: per avere un minimo di considerazione in questa città bisogna per forza procedere all’occupazione forzata e ad una politica estremista? Perché abbiamo capito che con garbo ed educazione non si ottiene molto.

Nel frattempo, sosteniamo Enzo e ci mobilitiamo affinché anche Napoli possa, come altre città settentrionali, ospitare un museo della tipografia e che il Comune non prenda più in giro una persona anziana e piena d’amore per il proprio lavoro, che con tanta nobiltà sta cercando in tutti i modi di far sopravvivere un mestiere che ha rivoluzionato la cultura e l’educazione dell’essere umano: la stampa.

Per maggiori informazioni


Per sostenere Enzo nel suo progetto potete contattarlo privatamente e continuare a seguire i nostri articoli attraverso la nostra pagina Facebook.

Fonte immagini: profilo personale Facebook del sig. Falcone.

Articolo di Lia

Ricordo quando mi sporcavo le mani con gli inchiostri di papà! Oggi so quanto sono stata fortunata. Direttrice “Lito Magazine.” amalia@litocinquegrana.it

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