Intervista all'account manager napoletano

Questo mese abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere, purtroppo, date le circostanze, solo telefonicamente con il signor Anacleto Piccioli, account manager presso il settore commerciale di Heidelberg Italia.

Si tratta di uno dei più grandi marchi, a livello mondiale, capace di supportare da 51 anni le aziende grafiche sin dalla loro formazione, offrendo una vasta gamma di prodotti relativi ad ogni comparto produttivo della filiera tipografica: prestampa, stampa, legatoria, software, applicativi di gestione ecc., garantendo consulenza e formazione costanti.

“Stampare bene o stampare male richiede la stessa forza produttiva”, questa una delle battute scambiate con il mio interlocutore, che mi ha fatto capire perché con i prodotti Heidelberg si ha una marcia in più. Andiamo ad approfondire insieme.

Gli inizi della carriera in Heidelberg


Signor Piccioli, quando è entrato in questo mondo? “Ho iniziato qualche mese fa (è anche simpatico), nel 1980, inizialmente con Nebiolo, una delle più importanti fonderie di caratteri tipografici e produttrice di macchine italiane; successivamente con Plvano, Davidson e Morgan. E’ proprio in questi anni che ho conosciuto i Cinquegrana. Qualche anno dopo, nel 1985 sono approdato in Heidelberg Italia.”

Vista la sua pluriennale esperienza ha dunque avuto il privilegio di poter osservare in prima persona l’evoluzione e i progressi della tipografia negli anni. Cosa può dirci a riguardo? “Quando ho cominciato era in pieno vigore la tecnica di stampa offset: l’immagine non veniva trasferita direttamente sul foglio, ma dalla lastra alla carta attraverso un complesso sistema di rulli. Inizialmente i processi erano manuali e necessitavano l’impiego di operatori molto esperti; possiamo citare ad esempio la categoria del cromista, che, per il riconoscimento e la sovrapposizione dei colori, utilizzava degli ingranditori con filtri. Il processo di stampa era ancora molto lungo, complesso e costoso per le aziende, che riuscivano a lavorare sulle grandi quantità. 

Un salto di qualità si ottenne con l’introduzione degli scanner, che permettevano di utilizzare il comando a distanza per tutte le fasi della produzione, riducendo notevolmente i tempi di lavoro. La vera e propria svolta avviene però verso la fine degli anni ’90/primi anni 2000, con i primi software per le macchine da stampa, fino ad arrivare all’attuale utilizzo dell’intelligenza artificiale (A.I), dove l’operatore non deve più preoccuparsi della macchina in sé, ma può focalizzare la sua attenzione sulla qualità e la produttività dei lavori. Volendo quantificare, possiamo dire che, se negli anni ’80 occorrevano circa sette persone per una macchina, oggi ne vengono impiegate due, al massimo tre, ottenendo però una maggiore produzione con il minimo scarto.

Heidelberg oggi

Oggigiorno la differenza la fa l’attenzione nella gestione e la continua valorizzazione dei lavori, puntando ad una qualità altissima e ad una diversificazione dei propri stampati, anche attraverso macchinari di ultimissima generazione e in questo campo Heidelberg è pionier: basti pensare al sistema Scodix, un sistema di nobilitazione digitale che permette di realizzare lavorazioni quali laminazione, verniciatura, rilievi, embossing, su una vasta gamma di supporti che spaziano dal PVC al cartone. In definitiva, visti i costi sempre più competitivi, un consiglio da dare alle aziende volenterose di crescere e differenziarsi è quello di investire in nuovi software e in un controllo di gestione accurato. I nostri consulenti sapranno indirizzarvi verso la soluzione più adatta a voi, mettendovi a conoscenza dei numerosi incentivi fiscali per la categoria, che possono arrivare all’85% della contribuzione. Affidatevi e fidatevi agli esperti del settore.”

Heidelberg tra clienti e collaboratori


Dopo tutti questi anni, quali sono, secondo lei, i vantaggi e gli svantaggi del lavorare in un’azienda così grande? “Uno dei vantaggi di lavorare in un’azienda leader mondiale nel settore come la Heidelberg è senza dubbio la diversificazione dei prodotti, che riescono a coprire il 90% di tutta la produzione relativa al mondo grafico, dalle macchine da stampa, da taglio a macchine e software digitali. Oltre ai prodotti, non dimentichiamo la vasta gamma di servizi, che vanno dalla consulenza, alla vendita, all’assistenza e la costante formazione a vantaggio di chi vuole progredire e andare avanti, sia per quanto riguarda i dipendenti, che i clienti. Formazione che non si è fermata neanche in questo periodo di lockdown, dove ogni giorno seguo due sessioni di corsi. Insieme all’azienda cresce la persona. 

Per quanto riguarda gli svantaggi penso alla spersonalizzazione del rapporto di lavoro: avendo a che fare con tanti interlocutori diversi, dalla piccola startup all’azienda di grandi dimensioni, l’impressione è che il rapporto non viene quasi mai instaurato con il soggetto che esercita l’attività, ma con l’attività stessa, soprattutto con le aziende molto grandi, dove difficilmente potrò conoscere l’interlocutore finale. Bisogna però imparare a gestire le diverse realtà allo stesso modo: ognuno ama sentirsi unico ed importante.”

Heidelberg e il taglio del personale programmato


Signor Piccioli, nell’ultimo numero de “Il Poligrafico” troviamo un articolo in cui la Heidelberg ha affermato che entro la fine del 2020 saranno tagliati circa 2000 posti di lavoro. Qual è la sua opinione a riguardo? “Voglio premettere che Heidelberg ha sempre avuto ed ha una forte attenzione nei confronti dei suoi dipendenti. Gli ultimi dieci anni hanno visto una crisi generalizzata di vari settori e anche il nostro ne è stato travolto. Nonostante tutto, l’azienda ha cercato di fare meno tagli possibili, creando anche turni di sei ore, pur di permettere a tutti di lavorare. Inoltre, mentre prima si vendevano tante macchine piccole, oggi la produzione è cambiata: si vendono meno macchine, ma di grandi dimensioni, quindi si ha la necessità di meno operatori e nel tempo l’azienda si è ritrovata con tanto personale in esubero.

Ad ogni modo, se pensiamo che Heidelberg conta 11.500 dipendenti nel mondo, 2000 tagli non sono nemmeno tantissimi, non per questo vogliamo sminuire l’importanza del lavoratore. Infatti, sono stati stanziati dall’azienda circa 370.000.000 di liquidità a fini pensionistici; nessuno uscirà a mani vuote o scontento. La nostra cultura aziendale si è sempre basata sul mettere la persona al centro. Oltre alla persona però bisogna pensare al benessere dell’azienda; tutte le decisioni sono state prese per avere un’azienda sana, salda, anche più di prima, capace di ritornare a fatturati in grado di competere col mercato attuale.”

E noi di Lito Magazine, tramite la mia persona, glielo auguriamo di cuore.

Per monitorare l’impatto economico dettato dal Covid-19 sulla filiera della carta e della stampa puoi fare riferimento ai dati ufficiali messi a disposizione da Heidelberg Global.

Articolo di ANGELA

Traduttrice per passione, dal 2015 madre di Costanza. Una creativa con la valigia in mano. Collezionista compulsiva di libri che non avrò mai il tempo di leggere. esposito_ngl@yahoo.it

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