In quel famoso report della Canon (di cui ti ho parlato qui) leggiamo:

“La credibilità costituisce le fondamenta del coinvolgimento. L’emozione funge da cemento”

E cosa c’entra con la stampa?

C’entra, c’entra! Perché la stampa, a differenza del digitale, si manifesta come esperienza reale e dunque maggiormente credibile a quello che, invece, non possiamo toccare o percepire.

Maggiore credibilità genera maggiore fiducia – maggiore fiducia aumenta la vendita.

Nell’articolo ti spiego come!

La stampa che emoziona


Secondo la Harvard Business Review l’emozione va a braccetto con il profitto, in quanto “una connessione emotiva con i consumatori è il segreto per una potente strategia di marketing e un considerevole guadagno finanziario”.

Ma come possiamo creare questa connessione emotiva? Costruendo con i nostri clienti, o potenziali tali, una relazione che sia quanto più reale e tangibile possibile.

E come possiamo creare questa relazione? In tanti modi e uno di questi è stampando!

Il neuromarketing, infatti, ha dimostrato con prove schiaccianti quanto l’impatto generato dalla stampa sia nei consumatori più profondo e duraturo rispetto al digitale.

Non a caso, uno studio del 2015 del Royal Mail MarketReach ha messo in luce come la posta diretta faccia sentire il 57% delle persone apprezzate, mentre il 38% di queste ha ammesso che le proprietà fisiche della posta hanno influenzato profondamente il proprio pensiero riguardo il mittente.

brochure appoggiate su di una mensola di legno con accanto una radio vintage

Le emozioni che NON vendono


Ma continuiamo a parlare su basi scientifiche.

Nel 2009 la Royal Mail ha commissionato ad alcuni studiosi il compito di esaminare come il cervello umano elaborasse i materiali di marketing fisici rispetto alla pubblicità digitale, chiedendo appunto ai partecipanti allo studio di osservare due tipi di pubblicità: su schermo e su carta.

Nel frattempo su questi venivano eseguite scansioni cerebrali attraverso risonanza magnetica, per osservare come il mezzo di presentazione, digitale o stampato, influenzasse a livello neurologico l’elaborazione del messaggio – queste hanno dimostrato che la carta stampata stimola l’attività dello striato ventrale del cervello, ovvero quella parte responsabile della valutazione del valore dei prodotti e che dunque agisce in prima linea nel segnalare una maggiore intenzione d’acquisto.

donna che sorride coprendosi bocca e naso con un catalogo di moda seduta ad una scrivania

“Eh, ho capito, ma in conclusione che mi vuoi dire???”

 

Ti voglio dire che questo studio ha dimostrato che il materiale fisico (la carta stampata!) favorisce l’elaborazione emotiva in misura maggiore rispetto al materiale virtuale, in quanto l’esperienza “reale” fornita dal supporto fisico facilita l’assorbimento dei contenuti da parte della memoria a lungo termine.

E quindi: più emozioni e più memoria = più vendita!

Più esperienza reale = più fiducia


Più fiducia = più vendita

E come costruiamo questa fiducia? Proprio attraverso l’esperienza reale che ci regala la stampa con la sua “comunicazione tattile”.

Il tatto, infatti, gioca un ruolo importantissimo nel costruire una relazione con l’utente, relazionandosi a questo attraverso la percezione e la manipolazione degli oggetti. E anche qui la scienza non fa altro che sostenerci!

Toccare i materiali stampati mentre li si guarda innesca la memoria spaziale in maniera decisamente più penetrante rispetto agli altri canali: infatti, è sì vero che i contenuti digitali vengono elaborati più velocemente, in quel mentre però è proprio la maggiore quantità di tempo trascorsa sui materiali fisici che permette di avere un impatto più duraturo sui consumatori.

George Canning diceva:

“L’indecisione e il rinvio sono i genitori del fallimento”

Perciò smettila di rimuginare: stampa!

Articolo di Lia

Ricordo quando mi sporcavo le mani con gli inchiostri di papà! Oggi so quanto sono stata fortunata. amalia@litocinquegrana.it

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