Nel cuore di Napoli un piccolo museo con la storia dell’arte tipografica. Ma la tipografia non era morta? A quanto pare no!

Dopo aver letto tutto questo articolo capirai quanto, ancora oggi, la stampa a caratteri mobili sia indispensabile per l’arte e la cultura.

Il museo più piccolo del mondo


Nella mia famiglia l’arte tipografica si tramanda da generazioni. Per uno scherzo del destino, oggi, mi ritrovo anche io a collaborare con l’azienda di mio padre, nonostante inizialmente l’idea non mi entusiasmava granché.

Ho scoperto poi, immergendomi completamente nel mondo della stampa, di essere in realtà una privilegiata a discendere da questo lignaggio e di toccare con mano un’arte tanto nobile da rivoluzionare la cultura e la comunicazione.

E così in maniera del tutto inaspettata mi sono imbattuta, attraverso una ricerca su Google, nell’officina di Carmine Cervone, o meglio nel “Museo più piccolo del mondo della tipografia”, una vera e propria perla nel cuore di Napoli.

Mio padre mi racconta spesso di come in passato fare il tipografo fosse un vero e proprio mestiere che richiedeva un lungo apprendistato e che faceva uso di utensili e macchinari che oggi sono pressoché in disuso o non a norma; sapere quindi che c’è ancora qualcuno che fa uso di queste tecniche ha suscitato in me molto più di una romantica curiosità: dovevo assolutamente conoscere questa persona.

Come era prevedibile mi sono trovata di fronte un vero e proprio rivoluzionario che non ha problemi a dichiarare apertamente le sue idee politiche e culturali: l’insegna della sua officina, “Il più piccolo museo del mondo della tipografia”, è un vero e proprio sfottò che sa di provocazione, in un contesto dove gli artigiani sono sempre più abbandonati a loro stessi.

Via dell’Anticaglia

Siamo a Via dell’Anticaglia in uno spazio di circa due metri quadrati che profuma di storia e di cultura: macchinari di inizio secolo, caratteri mobili e vecchi libri dimorano il santuario di Carmine. Accanto poi, nella sua officina, attirano la mia attenzione due macchinari in particolare:

  • la Heidelberg Stella, il primo macchinario da stampa che nel lontano 1986 mio padre e mio zio hanno acquistato quando hanno deciso di mettersi in proprio.
  • la Linotype, un’antica macchina per la composizione tipografica con la quale lavoravano gli zii di mio padre, tipografi presso “Il Mattino”.

Insomma, le mie radici!

Il sogno di Carmine


Semplice e gentile, Carmine mi ha accolto con entusiasmo e con una grande apertura al dialogo e al confronto. Anche lui figlio di tipografi, mi racconta la sua storia, i suoi inizi nel mondo della stampa e l’origine del suo progetto.

In realtà, Carmine mi confessa che ha un sogno nel cassetto, al quale però non riesce a dare vita: fondare un vero e proprio museo della tipografia con visite guidate e laboratori. Un progetto spesso discusso con un’altra autorità dell’artigianato partenopeo, il signor Enzo Falcone, presso la cui bottega a piazza Mercato  mio padre ha avuto la fortuna negli anni ’70 di formarsi come tipografo.

Sappiamo però che Napoli non è sempre terreno fertile per i sogni: la lentezza della burocrazia, la mancanza di fondi e la disorganizzazione locale, sembrano ostacolare qualsiasi tentativo ed iniziativa di Carmine: amareggiato sì, ma la grinta e la speranza non lo abbandonano, fiducioso che prima o poi riuscirà nella sua impresa.

“Resistenza artigiana”

“Io ho rinnovato tornando indietro: faccio una cosa nuova rispetto alla nostra epoca”

Sono queste le parole utilizzate da Carmine in un documentario vincitore nel 2012 del Napoli Film Festival “Resistenza artigiana”, disponibile gratuitamente su YouTube, dove la voce di Carmine ci guida attraverso le sue giornate, la sua precarietà, il suo abusivismo, simbolo però di una lotta collettiva, quella dell’artigianato, sempre più declassato dalle moderne tecnologie, che ormai producono un prodotto spersonalizzato, privo dell’anima e del soffio vitale del creatore, dell’artigiano, abile artista di uno strumento oggi sempre più raramente utilizzato: le mani.

Un documentario che vi consiglio di vedere, perché vi lascerà un prezioso dono: la riflessione.

La stampa tipografica


Non posso assolutamente definirmi una esperta del settore, soprattutto perché ci muoviamo in un mondo molto complesso e settoriale, ma una cosa che so per certo perché me la ripeteva spesso mio padre è una: la tipografia non esiste più.

Cosa voglio dire con “non esiste più”? Le macchine presenti nella officina di Carmine non sono più a norma, i caratteri mobili non vengono più utilizzati e la stampa tipografica è stata sostituita dalla litografica, detta anche offset, e dalla digitale.

Chi, come noi, faceva parte di questo settore ha dovuto dunque adeguarsi alle nuove normative e tecnologie, che hanno sì reso il processo della stampa più veloce ed efficiente, ma allo stesso tempo lo hanno privato del lavoro artigianale e della bellezza artistica della tipografia. Qualcosa che i vecchi tipografi possono capire e che rimpiangono con nostalgia.

Sì, perché questo era un lavoro dove ti sporcavi le mani, dove la puzza di inchiostro ti faceva da compagna e dove bisognava studiare tanto prima di avvicinarsi ad una macchina da stampa: si imparavano le tecniche di composizione, i nomi dei caratteri, il peso della carta.

Le mie perplessità

La mia domanda dunque è stata spontanea: “Carmine, ma questo lavoro è veramente ancora richiesto?” “Assolutamente sì!” secca e decisa la risposta.

Artisti, poeti, scrittori, soprattutto provenienti dall’estero, non resistono al contagio della bellezza dei lavori di Carmine, unici nel loro genere, soprattutto perché, come abbiamo precisato, questo lavoro non esiste più e Carmine è l’unico a tenerlo ancora in vita. Addirittura alcuni dei suoi lavori per un poeta sono stati esposti in un museo francese, mentre qui invece, come spesso accade, vengono ignorati dalle autorità locali.

Quello che soprattutto mi colpisce del racconto di Carmine è che questi clienti non badano a spese: questo tipo di stampa è infatti particolarmente cara, ma trattandosi di pezzi unici, chi ha occhio per l’arte sa bene che sta facendo un buon investimento.

Due passi nel cuore di Napoli


Via dell’Anticaglia, cuore pulsante di Napoli, una strada così chiamata proprio in riferimento alle cose antiche che la dimorano: il teatro romano, la chiesa Regina Coeli, l’officina di Carmine; una persona dal fascino un po’ rétro, con cui resteresti a chiacchierare per ore, un vulcano di idee, ostinato e capa tosta, per il quale vale il famoso aforisma di Einstein:

“Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità”

La crisi a Carmine non ha fatto paura. Non si è fatto la valigia e se ne è andato. Le sue radici sono troppo profonde. Si è ritagliato il suo spazio, ha messo in moto la creatività e ha dato vita a qualcosa di unico in Italia, ma forse in Europa tutta, facendosi portavoce di un’intera comunità, che ogni giorno porta avanti la sua battaglia e fa sentire prepotentemente la propria voce in nome di qualcosa che le macchine non potranno mai sostituire: l’umanità.

AGGIORNAMENTO GIUGNO 2021


Carmine è riuscito ad ottenere un locale e finalmente questo museo si farà! Come e dove? Scoprilo qui.

Articolo di Amalia

Ricordo quando mi sporcavo le mani con gli inchiostri di papà! Oggi so quanto sono stata fortunata. amalia@litocinquegrana.it

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