Una breve, ma ricca panoramica sulla storia dell’arte grafica europea: significato e nascita del termine e i suoi sviluppi fino ai nostri giorni. 

Lo so che può sembrarti inutile conoscere questi dettagli, ma invece ti è molto più indispensabile di quanto credi: oggi la comunicazione visiva regna sovrana, dalla pubblicità ai social. 

Questa, quindi, sarà la tua migliore occasione per capire il messaggio che si nasconde dietro un logo o l’uso di determinati colori. 

“Estetica della logica”


Così si esprimeva Bruno Munari nel suo testo Artista e designer del 1966, nel riferirsi a ciò che oggi intendiamo per grafica.

In particolare, come attributo del designer, rispetto all’artista, egli indicava la creatività, ovvero quella possibile capacità di realizzazione, fantastica e razionale allo stesso tempo, che non riguardasse solo il singolo, bensì l’intera collettività.

Le caverne, dove tutto ebbe inizio


L’ etimologia del termine “grafica” rimanda sia all’aggettivo latino grafico (inerente al disegno – XV secolo), sia al greco gràpho (incidere, disegnare, scrivere).

Oggi ritroviamo nel termine queste passate accezioni, ma ciò che lo rende propriamente moderno è la storia delle tecnologie che hanno permesso:

  • la semplificazione della produzione grafica
  • la sua serialità 
  • la sua efficacia di comunicazione.

In effetti la storia della grafica ha inizio con le incisioni nelle caverne, per proseguire poi con:

  • i primi alfabeti
  • l’ invenzione della carta e l’estensione del suo utilizzo
  • l’ invenzione dei caratteri e della stampa

fino ad arrivare al XIX secolo che vede la nascita della grafica moderna con la stampa a colori, la fotografia e il cinematografo: la base del visual design di oggi.

Il nuovo pubblico: le masse


Dunque l’ 800: il secolo della borghesia, del capitalismo e della massificazione.
Il lavoro diventa mezzo e scopo principale dell’esistenza, in quanto, per la prima volta, offre la possibilità di occupare un posto di rilievo nella società, e quindi di migliorare la propria condizione sociale. Il salario e i profitti generati, invece, portano alla nascita di bisogni e desideri nuovi rispetto al passato, in particolare legati al tempo libero: come occuparlo? A questa domanda si risponde con la costruzione di edifici e luoghi d’intrattenimento, come:

  • musei
  • gallerie d’arte
  • esposizioni universali

 

“Ma tutte queste novità come influenzarono il linguaggio della grafica pubblicitaria?”

 

Il linguaggio pubblicitario si trova infatti davanti ad un nuovo pubblico, non più di nicchia, bensì ENORME, indifferenziato, e che può permettersi finalmente quello che in passato era riservato solo alle classi agiate.

Ci troviamo, non a caso, nel fervore della II Rivoluzione Industriale che, grazie ai successi raggiunti dalla scienza, mette a punto non solo macchine d’ogni tipo per produrre di più, in minor tempo e a costi minori, ma porta soprattutto alla nascita della stampa a colori e dei colori, come la cromolitografia nel 1837 che permette finalmente di stampare su vari materiali, anche i metalli.

Tutto si massifica: le immagini, i testi, gli stili di vita, il gusto e l’arte; quest’ ultima non è più solo appannaggio di un’ élite, di pochi intenditori eruditi, ma si apre al mercato, si fa più “chiara” e tutti ora, potenzialmente, possono anche produrla. L’ industria mette infatti in commercio tubetti di colore sintetico che finiscono nei negozi, alla portata dell’ improvvisazione di quelli che vengono additati come “artisti della domenica” e che permetteranno la pittura ‘en plein air’.

I maestri parigini


In Europa, a dettare le “regole” della grafica durante la cosiddetta Belle Époque, è la città di Parigi, dove i primi artisti sperimentano le novità grafiche e si “piegano” alla logica di mercato: il più famoso di questi è certamente il conte Henri de Toulouse-Lautrec.

Le sue affiches seriali per i locali notturni di Montmartre appartengono ormai all’immaginario collettivo mondiale, con forme senza profondità, bensì con ampi spazi di tinte unite e sgargianti, tese a destare l’attenzione della folla, lontana e anonima, delle città.

La sua arte grafica si prestò anche alle riviste: un genere ritenuto minore dalla critica, ma perfetto per il nuovo pubblico, che sente l’ esigenza d’informarsi in modo più agile e di dilettarsi guardando le immagini.

Gli allievi europei


Intanto in Inghilterra, patria della Rivoluzione Industriale, negli anni ‘70 si muove l’Arts and Crafts, che afferma il connubio di arte e artigianato; poi, con il XX secolo , anche il resto del continente sarà investito della modernità:

  • in Italia, si avrà il Futurismo che inneggerà alle macchine, alla velocità e ai tempi nuovi, con un linguaggio aggressivo e violento, sperimentale, e un’ arte, o meglio, una fusione di arti, al pari;
  • in Germania, nasce nel 1919, il Bauhaus, la prima scuola vera e propria di arti applicate, dove l’ interdisciplinarità farà da padrona nell’insegnamento delle competenze di cui necessitano i nuovi artisti: arte e tecnica si fondono indelebilmente.

Questo crogiolo di eventi e dinamiche interconnesse e mondiali, esploderà nel II dopoguerra, quando, ricostruite le economie e i Paesi distrutti, vi sarà un boom economico senza precedenti e l’estetica della logica, di cui si occupano i graphic designer, come ad esempio William Addison Dwiggins, ora vere e proprie figure professionali, diverrà pane quotidiano del mondo tutto: un nuovo linguaggio e nuovo modo di vedere la realtà, che parte da un problema estetico funzionale per arrivare poi ad una più ottimale soluzione attraverso una progettazione in team.

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Articolo di MARIEL

Un gatto nero e tanta passione per arte e letteratura. Decisamente antirazzista. “La curiosità è insubordinazione nella forma più pura” Leileith@hotmail.it

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