Cos’è un codice deontologico?


Il Codice Deontologico, sin dall’antichità, costituisce linee guide comportamentali, dirette a specifiche categorie di soggetti, in cui confluiscono principi etici, norme morali e regole comportamentali.

Un codice deontologico, è quindi, una raccolta di norme, in alcuni casi scritte o comunque fissate, in altri legate alla tradizione e alle consuetudini. Quindi un codice di comportamento, generalmente avente efficacia normativa, a cui il professionista deve attenersi per l’esercizio della sua professione.

Qual è il codice deontologico da seguire per un Graphic Designer?


Quando parliamo di Graphic Design, e più in generale di comunicazione visiva, è difficile comprendere quale sia il codice deontologico da rispettare, in quanto, almeno in Italia, non c’è un’istituzione unica o ufficiale che faccia luce sull’etica del nostro lavoro, ma solo gruppi o associazioni private che tentano di tutelarsi in questo senso.

Nel corso della storia, dagli inizi dell’Ottocento, in molti hanno iniziato a far capire come il settore grafico, collegato alla pubblicità e alla vendita, avesse un grande impatto sulla società, in ambito economico, sociale e politico.

E nel tempo, si sono susseguiti una serie di “Manifesti”, codici deontologici, che hanno iniziato a sottolineare quanto fosse fondamentale la responsabilità etica insita nel lavoro del grafico. 

A partire dagli anni 60’ nasceranno quindi vari manifesti e codici che si appelleranno proprio alla coscienza etica della professione del grafico.

“Manifesti” codici deontologici dall’Ottocento a oggi


Il primo importante manifesto è First Things First, stilato da Garland nel 1964, che coinvolge tutte le persone che, a vario titolo, sono impiegate nell’industria pubblicitaria (non solo grafici), invitandoli a riconsiderare la scala delle priorità. Le tre indicazioni più importanti date da Garland sono: I grafici dovrebbero avere il coraggio di ispirarsi a valori che non sono solo economici – I grafici dovrebbero privilegiare sempre l’interesse della società, non dell’azienda per cui lavorano o per se stessi. Ed infine i grafici dovrebbero impegnarsi a produrre opere che migliorino la qualità della vita della società.

Il secondo manifesto da ricordare è di Albe Steiner, La coscienza del Designer del 1971, in cui si sostiene che il Graphic designer abbia una forte responsabilità etica non solo nei confronti dei suoi committenti, ma anche nei confronti dei consumatori dei suoi prodotti. Per Steiner, infatti, il consumatore viene prima del prodotto, quindi la grafica pubblicitaria deve essere al servizio del pubblico e spingere solo quei prodotti che sono utili al consumatore.

Gli anni '80, la vera svolta


Nel 1987 associazione disegno industriale e molte associazioni internazionali scrivono il manifesto Design Memorandum, dall’etica del progetto al progetto dell’etica. In questo documento si sottolinea come il Graphic design abbia una grande responsabilità nei confronti della società. Si fa anche un passo in avanti, sostenendo che il design abbia un ruolo fondamentale di responsabilità anche nei confronti dell’ambiente, del rapporto che l’uomo ha con l’ambiente, e della cultura della pace.

Nel 1989, L’AIAP, l’Associazione italiana design per la comunicazione visiva, visti i cambiamenti nel mondo professionale (che puoi approfondire qui) dà alla luce la “Carta del Progetto Grafico”. Nel 1993 l’Associazione redigerà poi un nuovo “Codice di etica deontologica e condotta professionale” con l’intenzione di promuovere atteggiamenti di maggiore consapevolezza e responsabilità, soprattutto rispetto all’impatto sociale, culturale e ambientale della progettazione grafica e, più in generale, della comunicazione.

Codice deontologico in 8 punti


In soldoni, possiamo racchiudere alcuni degli argomenti chiave, dei vari regolamenti o codici deontologici in 8 punti:

  1. Responsabilità: Il graphic designer deve lavorare assumendosi una responsabilità nei confronti della società, in quanto quella del graphic designer è un’attività che per sua stessa natura influenza le idee, gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone, anche se spesso ciò avviene in modo subliminale. 
  2. Professionalità: un graphic designer deve essere in grado di svolgere il proprio lavoro in modo assolutamente professionale, lavorando di strategia e metodo.
  3. Assicurare riservatezza e discrezione al fine di proteggere le informazioni ricevute dal cliente. 
  4. Non deve lavorare con i competitor dei propri clienti
  5. Umiltà: essere onesti, conoscere i propri limiti ed essere trasparenti con il cliente 
  6. Precisione: rispettare le date di consegna e gli impegni presi, stipulando sempre un contratto. Creare preventivi completi, chiari e senza spese nascoste.
  7. Rispettare i diritti d’autore, verso i colleghi, i clienti e terzi.
  8. Rispettare l’ambiente, progettare ecologicamente.
grafici lito cinquegrana mentre sono al pc con maglia blu aziendale

Ma questi codici vengono realmente rispettati?


E’ una domanda difficile da rispondere.

Sicuramente, come in tanti settori in Italia, c’è molto sciacallaggio, soprattutto in questo periodo di crisi segnato dal Covid.

Inoltre, molti programmi “fai da te”, che possono essere sicuramente utili per certi aspetti, hanno purtroppo permesso a molte persone di improvvisarsi sempre di più in questo mestiere, che richiede invece tanto studio e conoscenze culturali, oltre a quelle puramente tecniche.

Noi nel nostro piccolo cerchiamo sempre di fare la differenza e di fare rete solo con chi condivide i nostri valori, andando dritti per la nostra strada e sempre con suddetto codice etico ben a vista!

Alcune immagini appartengono a Google

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Articolo di STEFANIA

Divoratrice di film e serie TV.
Una bambina creativa, vivo di arte e fotografia.
Professione Digital Artist e Graphic Designer.
Mi trovi su stefania.dipalo96@gmail.com

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