Chi è e cosa fa il graphic designer: alcuni consigli per la scelta del percorso professionale più adatto alle proprie ambizioni.

Non aspettatevi suggerimenti di percorsi migliori di altri. Consigli di Accademie o Scuole di Design, di corsi online gratuiti o a pagamento. Niente di tutto ciò.

E allora cosa?

Introduzione


Gli strumenti a disposizione oggi sono così tanti e diversi, così dinamici, personalizzabili ed accessibili, che non ha senso scrivere un articolo del genere. Piuttosto, è meglio concentrare l’attenzione sulle competenze necessarie per un graphic designer.

Il come, lo sceglierà ognuno sulla base:

  • della sua formazione,
  • su quanto vuole e può investire (in tempo e denaro) 
  • sulla sua ubicazione
  • i suoi obiettivi,

E così via.

Potreste essere al punto di dover decidere una scuola professionalizzante e quindi optare per un Istituto di Grafica e Comunicazione, o allo stadio successivo e intraprendere un’Accademia o addirittura un tirocinio presso

  • un’agenzia di comunicazione
  • un’agenzia di grafica
  • una Stamperia o Tipografia

O ancora, potete optare per corsi brevi o specifici su competenze che vi mancano, di
approfondimento, così come di ricerca e sperimentazione; mixare alcune opzioni e integrarle con lo studio autodidatta.

Inoltre, questo scritto potrebbe essere letto da chi è “semplicemente” curioso di una
professione che “detta” l’estetica di ciò che fruiamo e della nostra realtà culturale.

"Vade Mecum"


1- Forme e spazi

Qui entra in gioco la geometria, le griglie di progettazione che insegnano a gestire e
organizzare gli spazi e i vuoti, e pure la teoria della GESTALT sulla percezione delle forme.

In merito a questo, ben spiega Munari, nel suo “Arte Come Mestiere”, come una forma tonda trattenga di più lo sguardo in quanto l’ occhio non ha vie di fuga, cioè gli angoli che lo inducono a spostarsi, per cui la scelta di un’ immagine potrebbe inficiare della riuscita comunicativa. Pensate alla semplice efficacia della bandiera giapponese: un cerchio rosso su fondo bianco.

2- Immagini

Fotografie, icone e simboli e cosa significano, ma anche illustrazioni, differenziazioni e loro utilizzi.

3- Colori

Teorie sui colori e la loro percezione, come il famoso test di Lüscher, ma anche lo studio dell’occhio e del meccanismo della vista.

Catalogazione, materiali (prima le denominazioni rimandavano alle sostanze compositive dei colori), astrazione del concetto “colore” che oggi è possibile pensare per tutto, passando poi per RGB e Pantone.

4- Tipografia

Type e font: conoscerli e saperne usare le dimensioni che gerarchizzano i contenuti e
consentono una maggiore o minore leggibilità e quindi accessibilità. Porre attenzione alle
problematiche legate alla lettura, capire quali è meglio usare per una comunicazione
formale, per una aggressiva o simpatica, rivolta a un pubblico di settore o popolare, adulto o giovane.

5- Materiali e strumenti di lavoro

Tecniche di disegno e di stampa, studio dei mezzi utilizzati per veicolare la comunicazione (la carta e i vari modi d’ impaginazione, le macchine e tecniche di stampa e la loro resa, etc.).

6- Progetto

Fasi della progettazione e lavoro in team, perché il graphic designer non è un’ isola e dovrà conoscere e collaborare con altre maestranze come stampatori, tipografi, studiosi di comunicazione e arte, consulenti di marketing e avvocati, sociologi, etc.

7- Creare, sperimentare e sbagliare

E’ fondamentale mettersi alla prova e misurarsi!

In proprio, con l’ auto-produzione, e/o in studio – esempi di quanto si possa far tesoro degli errori.

Molti errori infatti sono poi diventati dei veri e propri trend creativi!

8- Storia dell’arte e cultura generale

Conoscere il passato e il presente per avere una strada in cui immettersi e poi organizzare il proprio viaggio.

Sì ad avere dei Maestri, per poi osare andare oltre!

9- Aggiornarsi sulle tendenze attuali

Perché scopo del lavoro dei designer è comunicare al pubblico in modo efficace e non perdersi nel marasma del flusso comunicativo: ergo bisogna studiarlo.

10- Leggere, leggere e ancora leggere!

Lo studio.

Non c’ è nulla che possa esonerarci dal farlo se puntiamo alla professionalità; il
praticarlo, inoltre, insegna pazienza e metodo, perché studiare è im-pegno, dare il proprio tempo in modo organizzato in pegno del sapere che si acquisirà.

11- Guardare, osservare, vedere

Ovvio che bisogna allenare gli occhi e la mente.

Frequentate mostre, sfogliate riviste e libri, approfondite grafici passati, frequentate l’urbanità pregna di comunicazione al punto da stordirvi!

Poi però andate in campagna.

12- Mezzi e supporti di comunicazione

Sarà diversa una grafica destinata alla carta, al plexiglas, al metallo, al legno.

Quale tipo renderà al meglio i colori scelti?
Quale resisterà di più? 

Da quella per il web, per non parlare del contesto in cui si va a immettere e del suo contenuto. 

Quale linguaggio adottare?
Quali parole?

Bisogna considerare il ritmo sia visivo che sonoro.

13- Software di grafica

Oggi tutto è filtrato dal computer, quindi un minimo di competenza nell’uso dei programmi è necessaria e rende molte cose più semplici di prima; ma non basta!

Corpo e cervello devono allenarsi entrambi e spesso i risultati non sono gli stessi e, per operare delle scelte che non siano limitate, ma libere, occorre conoscere.

Senza dimenticare…

…un’infarinatura sulle dinamiche economiche e sul diritto del lavoro, ché bisogna tutelarsi e maturare delle strategie di azione per il mercato in cui deciderete d’ inserirvi.

Anche il piccolo paese ha le sue dinamiche… Non considerate solo il globo!

Conclusioni


Come abbiamo visto, non è per niente una passeggiata diventare un graphic designer: più opportunità e accessibilità, ma non più semplicità.

In barba a tutti quelli che “lo so fare pure io!” (linkategli l’ articolo!), bisogna maturare un’esperienza teorica e pratica ampia, tessere relazioni di qualità con tutta la filiera “pubblicitaria” – perché non vorrete fare tutto da soli!

Però non scoraggiatevi: ciò che vi farà riuscire, il fulcro che spinge al di là della
mediocrità, è la passione, la curiosità e quanto siete disposti a dare in pegno, soprattutto dopo le cadute a ostacoli.

Infine (e mi taccio!), questo è un mio consiglio personalissimo: abbiate un’etica.
Sviluppatela. Non buttatevi. E non vendetevi.

Articolo di MARIEL

Un gatto nero e tanta passione per arte e letteratura. Decisamente antirazzista. “La curiosità è insubordinazione nella forma più pura” Leileith@hotmail.it

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