“La gente non sa più cos’è il bel libro. Il libro non è solo portatore di informazione, di cui oggi ne abbiamo fin troppa, è un qualcosa di cui innamorarsi.”

Queste le parole del noto tipografo, editore e grafico svizzero, Josef Weiss, venuto a mancare mercoledì 5 agosto, all’età di 76 anni mentre era a lavoro nel suo atelier.

Il suo non era solo un lavoro, ma una vera e propria missione, un amore viscerale verso la carta stampata nato in tenera età, quando a soli 15 anni, in visita alla Stiftsbibliothek, biblioteca annessa al convento benedettino di San Gallo (dove frequentava la scuola d’arte), rimase folgorato alla vista di tutti quei volumi antichi. 

Il libro, l'essenza della sua vita


La sua vita inizia il 4 gennaio del 1944 sul lago di Costanza, dove trascorse la sua infanzia ad Horn, nel Canton Turgovia.

Dopo gli studi giovanili iniziò la sua formazione in bottega; animo cosmopolita, volle approfondire l’arte della tipografia in giro per l’Europa: Berna, Salisburgo, Augusta, Brighton, Pavia, Berlino e infine ad Ascona, dove prestò la sua opera presso il Centro del bel libro di Hugo Peller, una vera e propria istituzione in Svizzera, dove l’arte della legatoria è considerata disciplina artistica.

Successivamente ha aperto a Vaccallo un’attività di legatoria e di restauro di libri, lo troviamo poi a Bruzella nelle vesti di editore con il marchio Ascona Press. 

Finalmente, nel 1981, riesce a dare vita nel mendrisiotto al suo atelier, l’Atelier Josef Weiss della stampa e della rilegatura d’arte, luogo “magico” in cui ha realizzato con la preziosa collaborazione della moglie Giuliana, abile pittrice, dei veri e propri capolavori di carta, amati e ricercati da bibliofili e collezionisti di tutto il mondo.

Tra le varie opere possiamo ricordare:

  • La passione di Cristo di Mario Luzi, opera dipinta su pergamena creata appositamente per papa Giovanni Paolo II
  • La pubblicazione di Utopia di Thomas More, donata da Silvio Berlusconi ai reali di Spagna in occasione della venticinquesima edizione dei Giochi olimpici.

Grazie all’esclusività dei suoi lavori, volumi rari e preziosi, rilegature di trattati filosofici, di storia, botanica, teologia, codici antichi, breviari, ha ottenuto l’esposizione nei più importanti musei del mondo, tra cui: 

  • il MOMA di New York; – la Biblioteca Nazionale Svizzera; – la Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze; – la Deutsche Nationalbibliothek di Francoforte e Lipsia; – la Biblioteca Cantonale di Lugano.

Il libro come fonte di salvezza


Visitando la sua pagina Facebook troviamo un post, pubblicato poco prima di lasciarci, dove mostra una sua stampa del 2018, dove aveva impresso le seguenti parole:

“Sempre più cosciente delle mie mani come attrezzi dell’anima, lavoro per il mio prossimo, per la sua e la mia gioia”

da queste parole scaturiscono tutta la passione e l’amore che metteva nel suo lavoro, ponendo al centro il libro come elemento salvifico, che viene in soccorso dell’essere umano, un “amico silenzioso e fedele”, come amava definirlo.

Oltre ai libri, nel suo atelier è possibile osservare la cura con cui trattava i suoi strumenti di lavoro, i piombi riposti con cura nei cassetti, i caratteri di legno e la macchina con cui stampava le sue edizioni: la Boston creata da William Golding nel 1858.

La tipografia ispirazione per il cinema

Oltre alla maestria, la sua personalità carismatica e il suo carattere ascetico, mite e paziente hanno suscitato l’interesse del mondo cinematografico.

Gli sono stati infatti dedicate due pellicole: 

  • il documentario dal titolo Il libro deve morire per nascere a nuova vita (2012) del regista Lukas Tiberio Klopfenstein, presentato al 66° festival di Locarno. Parlando di libri in relazione all’epoca in cui stiamo vivendo, dove la tecnologia si fa sempre più spazio, Weiss affermava che “il libro deve morire per saper rinascere in una nuova veste. Morire nel senso di mero portatore di informazione e di testi: deve sapersi rinnovare come ha fatto la tipografia dopo seicento anni di storia”
  •  Il fiume ha sempre ragione (2016) di Silvio Soldini, vincitore di due premi al Biografilm Festival di Bologna. In questo film, Josef Weiss è protagonista insieme all’amico Alberto Casiraghy, aforista e fondatore della casa editrice Pulcinoelefante. Si tratta di un film dove la manualità e la tipografia vengono esaltate come forme d’arte che ci riportano all’essenzialità delle parole e dei pensieri. Consiglio di guardarlo con attenzione, sarete catturati dal fascino di due personalità che sono riuscite a fare della propria passione un lavoro e pronti a riconsiderare il ruolo della carta e del libro in un mondo di passività in cui la tecnologia ci ha catapultato.

Fai buon viaggio Josef.

Lascerai, senza ombra di dubbio, un grande vuoto.

Fonte immagini: Google

Articolo di ANGELA

Traduttrice per passione, dal 2015 madre di Costanza. Una creativa con la valigia in mano. Collezionista compulsiva di libri che non avrò mai il tempo di leggere. esposito_ngl@yahoo.it

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